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Ebbene sì, un altro vero deposito di stronzate. Ma non è l'ultimo... ve lo assicuro...


29-set-09 Il tagliaunghie di Lourdes
Mi sono dovuto documentare un po’ per scrivere questo blog.
Dovevo capire cosa sperava di ottenere mia nonna andando a visitare questa località francese, che avevo sentito nominare solo nelle pubblicità per una fiction italo-francese sui fatti avvenuti a Lourdes. Che ovviamente non ho visto.
Praticamente nella metà dell’800 circa, una ragazzina facilmente condizionabile (o una schizzata allucinata) stava pregando in assoluta solitudine nel buco del culo del suo paesino di campagna. É qui che le appare niente poco di meno che la Madonna, che si mette a pregare con lei. In seguito a questo evento, la ragazzina torna altre volte in quel posto a pregare, e per ben 18 volte (così dicono) la Madonna gli sarebbe apparsa. A parte le allucinazioni della ragazza, Lourdes è diventata famosa per “l’acqua miracolosa” o “la fonte della guarigione”, che non è nient’altro che un fiotto di acqua che sgorga da una falda acquifera sotterranea, scoperta grazie al “consiglio” della Madonna. Grazie ad un’altra credente facilmente impressionabile (aveva un braccio slogato, che immerso nella pozzanghera, è “miracolosamente” guarito. Un’imponente cagata: tutti i prof di educazione fisica saprebbero rimettere al posto un braccio slogato, e non per questo sono dei santi che compiono miracoli), questo mito della guarigione miracolosa ha trasformato la ridente cittadina francese in una meta di pellegrinaggio. Ovvero il turismo dei credenti.
Conoscete la terapia del placebo? No, non il gruppo rock, la medicina. Consiste nel somministrare al paziente una sostanza assolutamente innocua facendogli credere che sia una vera medicina in grado di guarirlo dai suoi mali. Il paziente assume il placebo e sta meglio, non perché ci sia un principio attivo nella sostanza (che, come ho detto, non ha), bensì per una motivazione di natura puramente psicologica. La maggior parte delle guarigioni sono riconducibili all’effetto placebo. Non è Dio che guarisce, non è la fede che guarisce, non sono i santi. Sono le menti deviate degli esseri umani.
Purtroppo anche mia nonna rientra nella categoria degli umani con la mente corrotta dalla religione. Ha voluto visitare Lourdes, sperando chissà cosa (un ringiovanimento immediato? La vita eterna?), approfittando del viaggio organizzato dalla sua parrocchia. Chissà come si è divertita!
Al suo ritorno, mio fratello, mia sorella ed io siamo stati invitati a mangiare da lei (i miei erano in Sardegna -.-). Niente domande, niente discussioni, niente di niente. Abbiamo aperto bocca solo per mangiare e per dire grazie a mia nonna, dopo che abbiamo ricevuto dei regali comprati a Lourdes.
Mia sorella ha ricevuto un braccialetto di plastica con dei finti diamanti in plastica, io e mio fratello un tagliaunghie. Avete capito bene: un TAGLIA UNGHIE. Ma è anche un portachiavi, e una medaglietta raffigurante la ragazzina visionaria che prega la Madonna.
Inutile dire che io e il mio fratellino ci siamo astenuti da domande e commenti vari (piuttosto abbiamo trattenuto le risate).
A parte l’insolito regalo, volevo concentrare una parte del blog su cosa è diventato essere credenti e il pellegrinaggio ai luoghi dei miracoli nella vita di oggi. Un’attrazione turistica e un’occasione di profitto, ai miei occhi. Perché per vendere certe porcate ai pellegrini bisogna essere approfittatori spietati. Oppure bisogna essere dei creduloni ignoranti per comprare questi souvenir dalla dubbia adeguatezza al contesto.
Precedentemente anche l’altra mia nonna ha fatto una “visita religiosa”. E’ andata a visitare il luogo in cui si aggirava Padre Pio. Mi immagino i commenti: «Lì ha dormito Padre Pio» «Woooow!». Oppure: «Padre Pio una volta è passato su questa piastrella» «Fai una foto, presto!». Deprimente.
Tutto questo per andare a vedere la spoglia di Padre Pio. Praticamente un vecchio imbalsamato e restaurato con la cera per nascondere la decomposizione. Sapete cos’è IL CATTIVO GUSTO? E’ questo. Anche qui, immancabilmente, non mancavano le bancarelle piene di souvenir-spazzatura. Di cui mia nonna si è fatta una bella scorta. Ma cosa crede, che Padre Pio la benedica dall’alto dei cieli se compra tanti pezzi di plastica con il suo volto dipinto sopra? E per fortuna che mia nonna appartiene alla generazione degli “stipatori” (nel dialetto campano, sono quelli che mettono da parte tutto, i risparmiatori ossessionati di un tempo)! Figuriamoci se era una consumista incallita!

Col mio nuovo tagliaunghie e con la benedizione della Madonna, potrò guarire da una futura unghia incarnita.
04-set-09 Mi sento ancora in debito
É già il secondo (ma l’ultimo, spero) blog che scrivo dopo aver sostenuto un esame di riparazione. É che la mia mente fervora di pensieri in questi casi. Ansia nell’attesa, dubbio, incertezza provocano ondate di idee. Tutti sanno che l’artista raggiunge il suo culmine solo quando è triste e tormentato (l’orecchio di Van Gogh la dice lunga).

Come molti di voi lettori sapranno già, mi sono beccato il debito di italiano quest’anno.
Non sorprendetevi quindi quando vi dirò che a recuperare questa materia eravamo solo in 5, io l’unico italiano. E tra le risa e gli scherni degli amici («Haha italiano? Ma che domande ti fa? Il participio passato di avere? Hahah!») io mi tormentavo sapendo che sicuramente la perfida prof mi avrebbe chiesto le opere di Leopardi, ovvero l’argomento che sapevo peggio. Ecco come è andata.
Arrivo alle 8.30, con tutta calma. Salgo 4 piani e mi ritrovo con degli amici a parlare di "quante ne hai presi?" e "non so se avete notato, ma io sono l’unico idiota che non ha portato niente". Già, ben detto, Paul, pezzo di idiota! (capirete tra un po’ perché...)
Dopo qualche minuto speso a parlare del più e del meno ("è vero che hai una sizza per me?" "ohhh, mi dispiace, le ho dimenticate!") decido di cercare la lugubre aula del destino. Era l’ultima in fondo.
Attendo pazientemente il mio turno, con la mente stranamente sgombra. Avrei dovuto ripassare in quel lasso di tempo, ma non l’ho fatto. Arriva il mio turno. Entro, mi siedo urtando il tavolo, saluto.
– Hai portato i compiti?
– Ehm... non sapevo si dovessero portare.
– Eh sì, quando credevi di doverli portare? L’anno prossimo? E se vieni bocciato? Non li porti più? Vabbè, corri a casa a prenderli e torna qui.
Effettivamente, credevo che fossero ordinari compiti delle vacanze, non parti dell’esame che dovessero essere valutate. Su 2 temi e 2 recensioni, avevo fatto 1 tema e 1 recensione incompleta ancora sotto forma di bozza. Sono riuscito a copiare il testo della bozza in un altro foglio più decentemente mentre ero sui mezzi, e ovviamente la mia scrittura era un po’ pasticciata per via delle frequenti frenate e accelerazioni.
Sono fortunato e trovo i mezzi sempre in tempo, e unito alla mia discreta velocità in corsa con scarpe slacciate, completo l’operazione "recupero dei compiti" in meno di 30 minuti. Al prezzo di una milza spappolata, e successivamente di dolori muscolari per la corsa a freddo. Ho colto l’occasione anche per recuperare i fogli con gli appunti scritti il giorno prima, così da ripassare mentre aspettavo ancora (perché nel frattempo interrogavano altri).
Dopo qualche minuto in cui la commissione parlottava di non so cosa (probabilmente la valutazione della persona che mi precedeva) mi chiamano. Questa volta mi siedo più delicatamente e non urto niente. Mi fanno notare che i compiti sono incompleti, io sostengo la mia teoria sul "non sapevo che i compiti fossero per oggi" e me la fanno passare. Mi dicono che non ho centrato appieno lo scritto, anche se ho scritto molto. Mi dicono che anche questo può andare.
Cinici bastardi, rimangono sempre sul vago.
Ma almeno mi permettono di fare la mia prestazione.
Guarda caso, mi chiedono proprio di Leopardi e delle sue opere. Gli butto qualche frase piuttosto arrangiata e individuo quasi subito la "parte pessimistica nel canto A Silvia".
A questo punto mi fanno altre domande a cui non so rispondere prontamente e in modo completo, ma cerco comunque di dire quello che so nel migliore dei modi. Purtroppo questa è la parte di maggiore tensione, per cui ho avuto un black-out neurale che mi ha cancellato la memoria di quanto accaduto in questi momenti. Ricordo solo la fine, quando entra un altro prof di italiano a dire "basta torchiare questo povero ragazzo, è da un’ora che è qui". In realtà mi sembrava molto poco, mi aspettavo altri 10 minuti in cui mi avrebbero chiesto del barocco, del neoclassicismo, dell’illuminismo e del romanticismo, di Shakespeare, di Manzoni, Cervantes e Goldoni; tutta roba che sapevo bene. Decisamente bene. Decisamente meglio di leopardi. Ma alla domanda "Leopardi e Manzoni si sono mai conosciuti?" e alla mia risposta esatta il prof ha insistito dicendo qualcosa come: "beh dai, è già tanto se sa che si sono conosciuti" per far concludere il colloquio.
Poi ho capito. Il prof aveva fretta di interrogare quello dopo di me.
Così mi hanno liquidato con un vago "valuteremo...".
Il 7 di questo mese ci saranno i nuovi scrutini che decideranno le sorti degli alunni in bilico. Fino ad allora, io rimango ansioso e angosciato.
Ma inspirato.
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